Il territorio
Il territorio del Sud-Est della Sicilia rappresenta l'area a più alta densità di siti Unesco al mondo. La ricostruzione settecentesca che seguì il terremoto del 1963 investì il territorio dell'intera Val di Noto, oltre 50 città vennero ricostruite quasi contemporaneamente secondo i criteri ed i canoni dell'architettura scenografica barocca, costituendo di fatto un unicum fatto di architetture monumentali ed edilizia minore, di scenografie urbane e disegno del territorio.
Questa unicità accompagnata dalla integrità di un territorio che mantiene inalterate le proprie caratteristiche fanno si che quest'area conservi ancora l'essenza della vera Sicilia. Non a caso è stata scelta da registi famosi come set cinematografico, basti pensare alla fortunata serie del Commissario Montalbano di Andrea Camilleri ambientato nelle città di Modica, Scicli, Ispica Ragusa e Noto. Ma il territorio non è solo questo, numerose sono le tracce storiche ed archeologiche lasciate dalle varie popolazioni che hanno abitato l'area, nei vari periodi storici per citarne solo alcune Cava d'Ispica, Kamarina, la Necropoli di Pantalica.
Anche dal punto di vista ambientale il territorio si presenta ricco di siti, basti pensare all'oasi di Vendicari alla riserva orientata del Pino D'Aleppo…..
In questo territorio così ricco di valenze storiche, architettoniche, archeologiche e ambientali, Cambiocavallo Unesco area & Resort si colloca in una posizione baricentrica e quindi ideale punto di partenza per la scoperta e la visata del territorio.
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La Provincia di Ragusa è la meno estesa e la più giovane delle province siciliane (1926), occupa la parte sud-orientale dell’isola. La sua storia si inserisce nel quadro delle vicende storiche siciliane a partire dalle prime tracce delle popolazioni che l’hanno abitata, i Siculi, popolazioni che si stanziarono nella Sicilia sud-orientale, fino ai resti materiali delle diverse dominazioni che si sono succedute nell’isola lasciando tracce tangibili nell’arte e nell’architettura delle città e nelle testimonianze sparse in tutto il territorio.
Il territorio della Provincia di Ragusa coincide con quella che, fin dal XII secolo, dopo la conquista dell’isola da parte dei Normanni, divenne la Contea di Modica, un potentissimo feudo che, per ricchezza, magnificenza e potere rivaleggiava con quello del Re.
I dodici comuni che fanno parte della provincia sono risorti dalle ceneri e dalle macerie dei terremoti più volte e, l’attuale aspetto urbanistico e architettonico si deve, nella maggior parte dei casi, alla grande ricostruzione settecentesca seguita al terremoto dell’11 gennaio 1693. Il paesaggio, la storia, le tradizioni, la presenza del mare rendono la provincia di Ragusa una meta di viaggio affascinante e ricercata.
Urbanisticamente Ragusa è caratterizzata dalla presenza di due centri storici: Ragusa Ibla e Ragusa Centro. Dopo il terremoto del 1693 gli abitanti di Ragusa si divisero in due fazioni, gli uni ricostruirono la città nell’antico sito, lasciando intatto l’impianto urbanistico medievale, gli altri fondarono la nuova città sulla collina antistante, il Patro, un centinaio di metri più in alto e a impianto ortogonale. Il nome Ragusa sembra derivare da una trasformazione della termine rogòs, un termine che i bizantini utilizzavano con il significato di “granaio”.
L’itinerario nel capoluogo può cominciare dal Portale di San Giorgio Vecchio a Ragusa Ibla. Dell’antica chiesa rimane il portale gotico-catalano con la lunetta sovrastante il portale strombato e impreziosito da motivi decorativi che si riferiscono al ciclo delle stagioni e ai mestieri, all’interno della quale è rappresentata la scena di San Giorgio che uccide il Drago, mentre, le due losanghe presenti ai lati della lunetta, contengono, in bassorilievo, le aquile aragonesi. L’architettura risale al XIV secolo.
Dopo il terremoto del 1693, che aveva gravemente danneggiato la Chiesa di San Giorgio, i parrocchiani decisero di ricostuire il loro tempio sulla sommità della collina di Ibla e affidarono il progetto a Rosario Gagliardi, il più importante architetto del Val di Noto. La facciata, ultimata nel 1775, presenta uno schema a torre a tre ordini scanditi da colonne libere che rendono l’insieme molto plastico grazie anche alla presenza di numerosi motivi decorativi. In Piazza Pola si trova la Chiesa di San Giuseppe. Lo schema del prospetto è simile a quello della Chiesa di San Giorgio ma, emergono qui, elementi decorativi tipici del rococò, uno stile che si caratterizza per la levità delle soluzioni che smussano il potente effetto plastico di San Giorgio. I parrocchiani della Chiesa di San Giovanni furono quelli che presero la decisione di spostarsi sulla collina del Patro. La scelta era determinata oltre che dal secolare contrasto con i Sangiorgiari ( i parrocchiani di San Giorgio) dalla facile accessibilità, da ogni parte del territorio, della piana. Il nuovo nucleo urbano nacque intorno alla Chiesa di San Giovanni Battista. Il progetto della chiesa venne ideato già nel 1694 con uno schema a capanna e a volume retto tipico della tradizione manieristica con lesene monumentali con un bugnato più sobrio di quello ricorrente nella Sicilia orientale. La volontà monumentale è affidata anche alla presenza, nel progetto, di due campanili dei quali fu compiuto solo quello di sinistra. All’interno è custodito il tesoro di San Giovanni del quale fa parte una splendida urna reliquiaria in argento sbalzato del Settecento.
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Modica è una delle città più belle della provincia e dell’intera Sicilia con il suo aspetto prevalentemente tardobarocco in un tessuto urbanistico dal forte sapore medievale costituito da viottoli, gradinate, case basse e umili affiancate da splendidi palazzi. Se si tralasciano tracce di vita preistorica i primi reperti rinvenuti nel sito urbano risalgono alla protostoria. Il ruolo della città diventa fondamentale con i Normanni nella seconda metà del XII secolo quando viene istituita la Contea. L’itinerario principale si svolge lungo l’arteria principale della città, il Corso Umberto, che non è altro che uno dei due torrenti che attraversavano la città, coperto per esigenze di viabilità. I viaggiatori che un tempo visitarono Modica la paragonarono a Venezia per la presenza di numerosi ponti che collegavano le due sponde dei torrenti. Poche sono le testimonianze risalenti al pre-terremoto: la Cappella Cabrera, all’interno di Santa Maria di Betlem, un vano quadrangolare con un integro portale tardogotico databile alla prima metà del XVI secolo, il prospetto della Chiesa di Santa Maria del Gesù con l’annesso convento, situati nella parte alta della città, il portale De Leva, la Chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore. Il simbolo visivo delle città è indubbiamente la Chiesa di San Giorgio, posta a far da cerniera tra la città bassa e la città costruita sul colle si pone come uno degli spazi urbanistico-architettonici più interessanti di tutta la Sicilia. La veste attuale risale alla ricostruzione avvenuta a partire dalla seconda metà del XVII secolo e l’imponente facciata fu eseguita su progetto di Paolo Labisi nel 1761. Lo sviluppo verticale è accentuato dalla grandiosa scalinata antistante che riprende, in forme meno articolate, ma non meno suggestive, l’impianto della scalinata di Trinità dei Monti a Roma. L’interno, a cinque navate, conserva opere di notevole interresse figurativo tra le quali una Assunta, dipinta da Filippo Paladini, datata 1610, la cui pittura si svolge sulla scia del Manierismo toscano reinterpretato alla luce delle novità caravaggesche. Sul Corso Umberto, in cima ad una scalinata monumentale, affiancata dalle statue dei Dodici Apostoli poste su alti piedistalli, si trova la Chiesa di San Pietro. La chiesa è il risultato di una ricostruzione cominciata subito dopo il terremoto e conclusa nella seconda metà del XVIII secolo nella quale è leggibile il passaggio da moduli tipici del XVII secolo a quelli del barocco compiuto. La superficie della facciata è scandita da lesene diamantate nel primo ordine e a losanghe nel secondo ordine ed è impreziosita da volute a cartocci floreali e da timpani fortemente decorati. L’interno, a tre navate si caratterizza per l’ampio respiro spaziale e per l’impianto monumentale della parte absidale.
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Scicli è una elegante cittadina adagiata in un’ampia vallata alla confluenza di tre profonde gole chiamate Cave e circondata da colline di roccia calcarea. La città, il cui nucleo originario è da collocare sui fianchi del colle di San Matteo, presenta una continuità storica ininterrotta dal periodo siculo ai nostri giorni. Per il periodo feudale la città seguì le vicende della Contea di Modica nell’ambito della quale ebbe, fin dall’età rinascimentale, il ruolo di presidio militare. Da questo momento in avanti comincia per la città un lento scivolamento verso la valle sugellato dal definitivo abbandono delle abitazioni sui fianchi della collina, all’interno delle grotte, nella prima metà del Novecento. Dopo il terremoto di fine Seicento i principi dell’arte barocca, che informarono lo sviluppo Settecentesco delle città del Val di Noto, fondati sulla realizzazione di spazi illusionistici ottenuti con la sapiente e scenografica disposizione degli edifici, delle chiese, dei palazzi e dello spazio urbano, rendono la città un vero e proprio gioiello tardobarocco. L’itinerario privilegiato è quello di Via Francesco Mormino Penna, il salotto della città che nel 2002 ha ottenuto da parte dell’UNESCO il riconoscimento di “ Patrimonio dell’Umanità” ed è stata inserita nella World Heritage List insieme a uno dei più bei palazzi settecentesci siciliani, Palazzo Beneventano. Impostato ad angolo nel crocevia tra la città bassa e la salita per il Colle di San Matteo si impone, nel panorama artistico siciliano, per le decorazioni fantastiche delle mensole dei balconi. Tra le architetture ecclesiastiche sono da ricordare: San Giovanni Evangelista, lungo Via Francesco Mormino Penna, annessa un tempo a un monastero benedettino sostituito nel primo decennio del Novecento, dal Palazzo Comunale. La chiesa , a pianta ovale, ha un prospetto che, nel movimento concavo-convesso, riprende ed esemplifica, in chiave rinascimentale, il San Carlino borrominiano. La Chiesa di San Bartolomeo, collocata in uno splendido contesto naturalistico, all’interno di una delle Cave, presenta uno degli interni più ricchi ( stucchi, dipinti, argenti, opere in legno) tra tutte le chiese della provincia. Il complesso della Chiesa della Madonna di Sion o della Croce sull’omonima collina, recentemente restaurato e in attesa della destinazione d’uso è una splendida terrazza sulla città oltre che un luogo di eccezionale pregio architettonico e di grande spiritualità.
Aderenti alla cultura rococò sono la Chiesa del Carmine e l’annesso convento. |